SCUOLA MULTIETNICA, LA CARICA DEGLI 800 MILA

settembre 2017

Vacanze arrivederci, la campanella suona anche per tantissimi figli di immigrati.

Sono quasi 815 mila, secondo l’ultimo report pubblicato dal ministero dell’Istruzione, gli alunni con cittadinanza non italiana nelle nostre scuole, oltre il 9% degli studenti. Un numero che dopo il boom degli scorsi anni continua a crescere più lentamente (l’1% in un anno), complici il calo degli arrivi e il fatto che tante seconde generazioni tagliano insieme ai genitori il traguardo della cittadinanza italiana.

È la scuola primaria a far registrare il maggior numero di presenze, con 297 mila bimbi stranieri, il 10,6% del totale, seguita dalla secondaria di secondo grado (188 mila, 7%), dalla scuola d’infanzia (166 mila, 10,4%) e dalla secondaria di primo grado (164 mila, 9,4%). La Lombardia è la regione dove ce ne sono di più (204 mila, addirittura il 25%), in cima alla classifica anche l’’Emilia Romagna (11,8%), il Veneto (11,3), il Lazio (9,5%), il Piemonte (9,3%).

La classifica dei Paesi d’Origine ricalca per forza di cose, quella dei genitori di questi 800 mila e passa ragazzi e bambini, con poche sorprese rispetto a quella generale delle comunità straniere in Italia. Sul podio troviamo infatti Romania (158 mila, 19%), Albania (111 mila, 14%) e Marocco (102 mila, 13%), seguite da Cina (45 mila, 6%), Filippine (27 mila, 3%), India (25 mila, 3%) e Moldavia (25 mila, 3%).

Attenzione, però. Quelle cittadinanze restituiscono solo parte dell’identità culturale di questi bambini e ragazzi, anche perché molti di loro quei Paesi lontani li hanno visti solo in cartolina. La maggior parte degli alunni non italiani iscritti alle nostre scuole (ben 479 mila, il 59% del totale) sono infatti nati e cresciuti qui e chissà quanti tra quelli nati all’estero sono in realtà arrivati qui quando erano ancora in fasce.

Italiani di fatto, insomma, ma non di diritto. Una situazione che potrebbe cambiare se andasse in porto la riforma della cittadinanza per le seconde generazioni ferma in Senato.

“È grazie al percorso che le ragazze e i ragazzi con cittadinanza non italiana fanno a scuola che il nostro Paese potrà contare anche sui loro talenti, sulle loro intelligenze” ha detto recentemente la ministra dell’istruzione Valeria Fedeli. “Studentesse e studenti, famiglie e comunità con storie diverse possono imparare a conoscere le diversità culturali e religiose, a superare le reciproche diffidenze, a sentirsi responsabili di un futuro comune. Le scuole possono essere veri e propri laboratori di convivenza”.

Il ministero dell’Istruzione ha appena istituito un Osservatorio per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’intercultura”, che promette di essere una “sede qualificata di riflessione” sul tema.

“Dobbiamo dare risposte efficaci - ha sottolineato la ministra - alle storie e ai bisogni educativi di chi è appena arrivato nel nostro Paese, ma anche delle ragazze e dei ragazzi figli di migranti che nascono, crescono e studiano in Italia la cui cittadinanza, penso al dibattito sullo Ius soli, che mi auguro sia rapidamente approvato, si costruisce giorno dopo giorno proprio nelle nostre scuole”…

Mixità

 

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