Tasse, tasse, tasse. Un mantra triste che accomuna vecchi e nuovi italiani, visto che a fare i conti con la dichiarazione di redditi e, soprattutto, con le sue salate conseguenze, sono anche gli immigrati.
Proprio spulciando tra 730 e Modelli Unici, una recente ricerca della Fondazione Leone Moressa ha contato 2,3 milioni di contribuenti nati all’estero, informazione restituita dai loro codici fiscali. Sono il 7,5% dei (tar)tassati e nel 2016 hanno versato 7,2 miliardi di euro di Irpef, il 6,4% in più rispetto al 2015. L’imposta pro capite media è stata di 3.127 euro.
L’incremento dell’Irpef supera notevolmente quello registrato tra il 2015 e il 2016 per i nati in Italia, che pure ha testimoniato una lieve ripresa ma si è fermato a 2,6%. Se poi si allarga ulteriormente lo sguardo al passato, si scopre anche che tra il 2010 e il 2016 il gettito degli immigrati è cresciuto del 13,4%, mentre quello degli italiani è sceso dell’1,6%.
La classifica per Paesi d’origine è guidata dai contribuenti nati in Romania, il 18,1% del totale, seguiti da albanesi (7,3%) e marocchini (5,2%), lo stesso podio delle comunità straniere più numerose in Italia. Nell’ultimo anno, però, i maggiori aumenti di gettito si sono registrati tra filippini (+21,4%), moldavi (+15,9%) e indiani (+14,9%).
Infine, guardando la distribuzione sul territorio, la maggior parte dei contribuenti nati all’estero vive in Lombardia, 503 mila, seguono Veneto, 262 mila, ed Emilia Romagna, 259 mila. Se si aggiungono i laziali, si supera la metà del totale. In Lombardia si registra anche l’imposta pro capite a più alta, 3.815 euro, che nella provincia di Milano sale fino a 4.940 euro.
Mixità