Gli italiani, con Marzo, sono guardinghi. Lo considerano un pazzerello che fa brutti scherzi, con quel suo passare imprevedibilmente dal sole alla pioggia. I romeni si dimostrano molto più affettuosi e il primo giorno del mese celebrano Martisor, cioè “piccolo Marzo“ o “Marzino“, festa antichissima che saluta l’inverno e apre le porte alla primavera.
Si chiamano martisor anche i fili bianchi e rossi intrecciati e annodati a oggettini portafortuna che si regalano per l’occasione soprattutto a donne e bambini, insieme a frasi piene di affetto. A volte sono accompagnati da un mazzetto di “ghiocei”, bucaneve, annuncio del ritorno della bella stagione. Appuntati con una spilla all’altezza del cuore, vengono indossati per qualche giorno per poi magari appenderli al primo albero in fiore che si incontra, come vuole una delle tante tradizioni che accompagnano questa festa.
Gli oggettini possono variare moltissimo, tra coccinelle, cuori, quadrifogli, soli, spazzacamino e chi più ne ha più ne metta, senza contare che possono essere fatti di legno, di metalli più o meno preziosi o di altri materiali. E se i colori dei fili non cambiano mai, le interpretazioni sull’accoppiata tra rosso e bianco si sprecano: fuoco e acqua, uomo e donna, passione e intelligenza. Tutti concordano, però, che da quell’intreccio può nascere solo qualcosa di buono.
Se avvistate un martisor, non stupitevi: la tradizione è sentitissima in patria come in Italia, dove vivono oltre un milione di romeni.
“Siamo tanti, ma non facciamo una grande vita di comunità e a volte ci dividiamo in base alla provenienza, chi arriva dalla Moldova, chi dalla Transilvania, chi da Bucarest e dintorni… Ricorrenze come queste sono importanti perchè ci uniscono, quando ci scambiamo gli auguri per Martisor siamo tutti romeni” dice a Mixità Aurelia Pop, che lavora a Roma come mediatrice culturale.
“Queste tradizioni popolari continuano a scaldare il cuore anche dopo centinaia di anni, nonostante la massificazione dei gusti dovuta alla globalizzazione. In Romania ”“ racconta Pop - già a partire dal 24 febbraio, quando si celebra Dragobete, festa degli innamorati, le strade sono piene di bancarelle che vendono i simboli del Martisor, ma è possibile trovarli durante il resto dell’anno. Chi torna in patria in vacanza ne compra spesso un po’ da riportare in Italia e da tirare fuori il primo marzo”.
Non è però indispensabile fare tutti quei chilometri. Presso La Strada, ad esempio, supermercato di prodotti romeni a due passi dalla stazione di Roma Tiburtina, quest’anno si potevano acquistare martisor di ogni tipo, spillati a cartoncini illustrati e imbustati singolarmente, per un euro l’uno. “Se però tenete davvero alle persone alle quali lo regalate, preparateli da soli, con le vostre mani” consiglia la mediatrice.
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